Il telefono quasi ti sfugge di mano.
L’hai fatto solo un’altra volta della tua vita.
Cavolo! Non sono proprio il tipo. Non riesco a chiudere con una persona che sembra essere interessata a me.
Ma mi costringo a premere due volte il pulsante del cellulare.
Ciao, si mangiavo due bocconi, è appena arrivato il mio amico
Come stai?
Cosa fai?
Tutte le parole messe in fila, che avevo preparato per due giorni, vanno a farsi benedire.
Comincia una discussione irreale.
Non ce la faccio a vivere il quotidiano con una persona che non mi cerca
che non si cerca.
Anche se mi sento bene quando sto con te, non posso vivere con l’ansia di non essere veramente desiderato.
Dall’altro capo del telefono solo tranquillità:
l’avevamo capito entrambi, dice.
Mentre continua a sottolineare il fatto che io sia una bellissima persona, non posso fare a meno di guardare le luci di natale
piazzate sul marmo bianco della mia facoltà.
Mi hanno sempre fatto sentire molto triste.
Associarle al vuoto assurdo che ho nello stomaco mi fa sentire strano.
Riprendo il filo del discorso quando ha ormai finito di parlare.
Sono su skype, ci sentiamo quando torni a casa.
L’ultima frase che pronuncia fa sembrare che tutto sia come al solito.
Peccato avessi detto la parola fine tanto tempo prima.

